In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai"; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!».
Commento
Spirito Santo, aiutami a costruire relazioni di pace.
“Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono". Quando giungo a questo punto del Vangelo, che fatica! Chi può presentarsi all’altare del Signore, se questa è la condizione richiesta? Guardo a me, prete: potrei ancora salire all’altare a celebrare? La richiesta di Gesù è impegnativa, ma necessaria perché la nostra fede in Lui sia autentica e il suo Vangelo non si riduca a un bel testo che non ha alcuna incidenza sulla nostra vita. Il Vangelo, lettera viva, chiede di diventare vita per noi. Ecco allora che la giustizia che esso mi chiede è quella che va oltre il formalismo, un generico “andare d’accordo con tutti” che si può ottenere con un bel sorriso e tanta distanza. Non si tratta nemmeno di quel “politicamente corretto” che ci fa pronunciare parole di circostanza che dicono tutto e niente, lasciando sospesa la questione della verità. Il Vangelo chiede verità: occorre fare la fatica di porsi dinanzi all’altro, portare le proprie ragioni e confrontarle con le sue, evitando con cura di cadere nella tentazione di giungere prevenuto all’incontro, autoconvincendosi che, in fondo, l’altro ha torto perché solo io ho ragione. Ci vuole umiltà, per fare questo. E l’umiltà non è mai conseguita una volta per tutte: è dono da chiedere ogni giorno al Signore. Desidero provare a costruire relazioni vere e profonde, accettando la sfida del confronto con gli altri, in questo tempo quaresimale?
Oggi mi impegno a pregare per una persona con la quale non sto riuscendo a vivere una relazione serena, chiedendo al Signore l’umiltà per incontrarla e parlare con lei.
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